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Provincia di Cosenza
Comunicazione Istituzionale

COMMEMORAZIONE
FRANCESCO PRINCIPE
Cosenza, lì 09-12-2008
Signor Presidente del Consiglio,
Autorità civili, militari e religiose,
Illustri ospiti,

abbiamo ritenuto oltremodo giusto e doveroso, ad un mese dalla scomparsa, ricordare qui, in quest’aula che lo ha visto negli ultimi nove anni della sua vita protagonista indiscusso di un impegno politico nobile ed alto, l’on. Francesco Principe.
Con la sua scomparsa è venuto a mancare alla sua famiglia, a noi, alla nostra Istituzione ed alla Calabria intera un grande uomo politico, il cui ricordo porteremo sempre impresso nel nostro cuore e nella nostra mente.
Le mie non sono e non vogliono essere parole di circostanza.
Un rapporto antico e profondo mi legava all’uomo che, al termine di una carriera di riconosciuto valore ed impegno, ha avuto una funzione importante, di guida autorevole e sicura del Consiglio Provinciale di Cosenza.
Dalla sua postazione egli ha dato un contributo alto ed un apporto non secondario alla realizzazione degli obiettivi della nostra azione di governo, forte di una storia personale caratterizzata dalla grande capacità di amministratore, frutto di una lunga vita spesa per l'affermazione dei valori della democrazia e della ricerca del bene e del progresso comune, come unanimemente riconosciuto.
In ogni passaggio della sua lunga ed intensa vita politica Francesco Principe ha segnato tappe fondamentali per lo sviluppo democratico del Paese, per la ricostruzione e la crescita umana, sociale e civile della Calabria e del Mezzogiorno d’Italia.
Egli non ha mai rinunciato a capire le ragioni degli altri, ad aprire le porte a chi la pensava diversamente da lui.
Una sorta di curiosità umana, di grande passione sociale, di rilevante, raro spessore intellettuale, ne hanno sempre caratterizzato l’azione politica, improntata a comprendere ed affrontare le grandi questioni, le sfide del futuro e a superare con sapiente equilibrio le resistenze conservatrici.
Oggi commemoriamo, quindi, una delle personalità politiche più significative dell’impegno per il riscatto della Calabria e del Mezzogiorno d’Italia dal Dopoguerra in poi.
Un uomo che ha sempre visto nel socialismo riformista la via indispensabile per un progresso ed uno sviluppo che tenessero bene a mente i problemi e le necessità dei più deboli e degli emarginati.
I suoi valori sono i valori dei grandi riformisti.
Le sue battaglie sono le grandi battaglie dei progressisti.
Ricordare Francesco Principe vuol dire, pertanto, ricordare pagine di storia nobili e significative.
La sua vita, la sua vicenda politica, nate da una famiglia che anche oggi, qui, si stringe intorno a lui, affondano le radici in una realtà segnata dalla sofferenza e dall’emigrazione.
Nato a Rende subito dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, ultimo di tredici figli, fu profondo conoscitore della sua realtà e della sua gente.
Imparò ad amare la politica in casa sua, sin dalla tenerissima età.
Da suo padre Domenico, eletto sindaco di Rende nel 1903 con il sostegno della locale Società Operaia, imparò la coerenza tra l’idealismo socialista e il pragmatismo amministrativo che ne fecero uno dei sindaci più lungimiranti ed innovativi del mezzogiorno d’Italia e del Paese.
Studiò e si laureò in Scienze Agrarie alla Normale di Pisa (nella tesi trattò della coltivazione del fico, all’epoca assai florida nel territorio rendese), ma amava le lettere e la musica classica.
Nell’agosto del 1944, a soli 26 anni, dopo aver vissuto la guerra e l’esperienza dell’avventuroso ritorno dalla Francia al Sud Italia del dopo armistizio, durato un anno e quattro mesi, partecipò al Congresso del Partito d’Azione che si svolse a Cosenza e vide la partecipazione straordinaria di uomini come Ugo La Malfa, Adolfo Amodeo, Emilio Lussu e Francesco De Martino che tanto peso e ruolo avrebbero avuto nella costruzione dell’Italia democratica e repubblicana.
Fu proprio in quell’occasione, attraverso la condivisione di un Ordine del Giorno presentato da De Martino e Lussu, con cui si introduceva una linea marcatamente socialista nel programma del partito, che Francesco Principe scelse e decise con chi e da che parte stare.
Nel 1945, un anno dopo il Congresso di Cosenza, era già Consigliere comunale di Rende.
Partecipò alla sua prima campagna elettorale per la Costituente nel 1946.
Dal 1952 al 1958 fu sindaco di Rende.
La sua città, quella città che mai tradì e che portò sempre nel cuore, divenne ben presto territorio sperimentale della politica della passione e del fare.
Nel 1964 Rende fu il primo comune calabrese a dotarsi di un Piano Regolatore.
All’inizio ci furono contrasti e resistenze.
Cittadini ed imprenditori, abituati a costruire senza regole, per la prima volta si trovarono a fare i conti con norme tecniche e regolamenti da rispettare. Cecchino tenne duro e alla fine la sua idea di città prevalse definitivamente.
Nacque una città moderna e ordinata, con strade larghe, ricca di verde. che oggi è sotto gli occhi di tutti.
Deputato per sei legislature, Principe fu Presidente di Commissioni importantissime e Sottosegretario con Forlani, Gullotti e Piccoli.
La prima nomina a Sottosegretario venne nel 1966, con l’allora Ministro Restivo.
Cecchino ottenne la delega per la Riforma della Sperimentazione Agraria e si avvalse della collaborazione di funzionari di altissima qualità come il Direttore Generale Dini.
Furono anni, quelli, in cui intorno al problema della sperimentazione agraria si accesero discussioni interminabili con i più grandi esperti della materia.
In tutte le città italiane furono organizzati convegni e dibattiti e, per la prima volta, furono coinvolti tecnici, studiosi e lavoratori della terra.
Il Ministro Restivo accolse integralmente l'ipotesi di riforma elaborata da Principe e nacquero così, in varie regioni, gli istituti per la sperimentazione agraria.
Alla Calabria fu assegnata la sperimentazione agraria per l'olivicoltura che in seguito avrebbe dato grande impulso all'agricoltura della nostra regione.
Nel ‘68 fu rieletto al Parlamento per la terza volta e nominato Sottosegretario alle Partecipazioni Statali.
Ministro era Arnaldo Forlani con cui Principe svolse un lavoro di grande collaborazione.
Da questa importante e potente postazione egli affrontò il problema dello sviluppo della Calabria.
Nel ‘70 l'esperienza del Governo Rumor si concluse anticipatamente e alla Presidenza del Consiglio fu nominato il lucano Emilio Colombo.
Fino alla sera che precedette le nomine, Cecchino Principe veniva dato per certo Ministro dei Trasporti.
Perfino il Tg1, nella sua edizione notturna ne aveva annunciato la notizia, ma nel corso della notte il suo nome venne cancellato; il mattino dopo Principe non era più nell'elenco dei ministri che Colombo ufficializzò alla stampa.
In compenso gli venne affidato il Sottosegretariato unico alle Partecipazioni Statali con l'allora ministro Flaminio Piccoli.
Si disse allora che fosse proprio Principe il vero regista di quel Dicastero
Erano gli anni della rivolta di Reggio e dei “boia chi molla”.
Una pagina drammatica nella storia della Calabria che vide le grandi forze popolari, diversamente collocate al governo e all’opposizione, assumere una iniziativa per contrastare una deriva localistica che, facendo leva sulle mancate risposte che da lungo tempo avevano caratterizzato il rapporto tra lo Stato e la Calabria, raccoglievano intorno al “pennacchio del capoluogo di regione” le frustrazioni, i disagi sociali e la rabbia accumulata.
Le classi dirigenti calabresi ed in particolare gli uomini esposti in prima linea nel Governo del Paese (i Mancini, i Misasi, lo stesso Principe), ma anche uomini ed esponenti autorevoli dell’opposizione come Pietro Ingrao ed Enrico Berlinguer ed uomini impegnati nel movimento sindacale, furono impegnati in prima linea per individuare una via d’uscita da quella situazione grave, che rischiava di concludersi in un vero e proprio bagno di sangue.
Dopo interminabili trattative, il Governo emanò il cosiddetto “pacchetto-Colombo”: a Catanzaro spettò il capoluogo, a Reggio Calabria gli investimenti industriali e a Cosenza l'università, che poi sarebbe sorta a Rende.
Quella per l’università fu la seconda, straordinaria battaglia vinta da Cecchino Principe con caparbietà e determinazione.
“Un giorno -amava spesso raccontarmi- Andreatta venne a trovarmi in Comune, con una cartografia in mano. Mi disse: abbiamo scelto Rende. Tu, ora, mi devi vincolare 830 ettari di terreno. Lo feci. Successe il finimondo. Diventai un tiranno, quello che voleva strappare la terra a chi l’aveva guadagnata con sudore e sacrifici in Argentina. Mia moglie era preoccupatissima. Mi sussurrava di stare attento. Io dicevo a tutti: “Vi sta cadendo in testa una tegola d’oro”. Credevo nell’Unical e pensavo che essa sarebbe stato un volàno straordinario per l’economia della mia città e dell’intera area urbana cosentina.
Non furono tempi facili. Eravamo a cavallo del ‘68. I contestatori sfilavano per le vie di Rende gridandomi contro frasi ingiuriose. Non fu facile”.
“Però –chiosava con l’orgoglio ed il sorriso negli occhi di chi sa di aver vinto una battaglia importantissima per la sua città e per lo sviluppo dell’intera regione- l’università ora è lì e rappresenta un faro di luce per tutta la Calabria”.
Era felice di aver contribuito a dare alla “sua” città, alla provincia di Cosenza e alla Calabria un’istituzione culturale importante, la prima università in Italia ad aver mutuato il modello americano dei campus, che senz’altro avrebbe fatto crescere il livello culturale delle nuove generazioni calabresi.
Dopo mille battaglie combattute a favore della Calabria e del Mezzogiorno, lasciò la Capitale per ritornare ad impegnarsi direttamente A favore della sua terra.
Nel 1985 Cecchino si candidò alle elezioni regionali come capolista nella circoscrizione cosentina e raccolse vasti consensi.
Con oltre trentaduemila voti di preferenza, infatti, risultò il primo eletto in assoluto.
Il Consiglio regionale era formato da 8 socialisti, 9 comunisti, 2 socialdemocratici, 1 demoproletario, 1 repubblicano, due missini e 17 democristiani.
Nacque una Giunta di centrosinistra che poteva contare su un'ampia maggioranza: 28 voti su 40.
A capo di quella Giunta fu eletto proprio Francesco Principe.
Ricordo bene quel periodo, perchè fui chiamato ad assumere il ruolo di Capogruppo del PCI in Consiglio Regionale.
Da quella postazione avevo un’interlocuzione costante con la Giunta Regionale e con il suo Presidente.
I problemi da affrontare erano tanti e particolarmente gravosi.
L’Istituto Regionale era sfibrato anche a causa delle ricorrenti crisi dovute ad un sistema elettorale che consentiva il ricorso ai veti ed ai ricatti anche dei singoli.
Nella Legislatura precedente la Giunta guidata dall’avv. Bruno Dominjanni era stata costretta a subire quattro-cinque crisi, l’ultima delle quali era durata ben 18 mesi.
Il Presidente Principe pose a se stesso, in primo luogo, l’obiettivo di realizzare stabilità e coesione politica della maggioranza che sosteneva la sua Giunta.
I problemi erano tanti e molti di essi richiedevano interventi coraggiosi ed una azione forte e determinata per ripristinare regole che erano letteralmente saltate con conseguenze ed implicazioni negative e particolarmente gravi.
Basti pensare alla situazione pesante che si era venuta a determinare nel settore della forestazione, un settore che era stato oggetto di un allargamento incontrollato e smisurato.
Nella sola città di Reggio Calabria erano state assunte oltre 700 persone negli uffici della forestazione allo scopo “di gestire il centroradio”.
Una operazione, questa come tante altre, sfacciatamente assunta senza alcun atto amministrativo e al di fuori di ogni formale assunzione di responsabilità da parte degli organi di governo regionali.
Sul piano nazionale si era fatta strada un’opinione decisamente negativa della nostra regione per ragioni che lascio a voi immaginare.
Per non parlare dell’assenza di governo del territorio e di regole da offrire agli enti locali per la definizione di strumenti urbanistici adeguati.
Tutto ciò in un contesto pesante sul versante economico e sociale, a partire dalla questione cruciale della disoccupazione e dell’assenza di prospettive di lavoro.
Detta situazione richiedeva l’assunzione di misure forti ed il Presidente Principe non solo ne era pienamente consapevole, ma era anche animato da una profonda convinzione in tal senso.
Dopo la prima fase di quella esperienza di governo caratterizzata da slancio, i problemi non tardarono a presentarsi.
Gli interessi e le incrostazioni sedimentate nel corso di oltre 15 anni di vita dell’Istituto regionale si presentarono in tutta la loro consistenza.
Principe si rese conto che bisognava operare una rottura netta con il passato e, forte del sostegno di Bettino Craxi, non esitò a considerare chiusa, dopo un anno, quella esperienza di governo.
Nel novembre 1986 nacque la prima Giunta Regionale di sinistra guidata da Francesco Principe.
Un’esperienza di governo che si reggeva sulla metà più uno dei Consiglieri regionali e che, proprio per questo, richiedeva una capacità di direzione che solo una personalità autorevole, forte di una esperienza ricca e di relazioni istituzionali e nazionali consolidate, poteva garantire.
In quel periodo si assunsero decisioni importanti e furono compiute scelte coraggiose e rigorose, andando spesso controcorrente.
Ricordo quelle giornate interminabili, dense di incontri e di riunioni, con Cecchino sempre presente, instancabile, curioso di capire nel merito i problemi e sempre capace di indicare soluzioni intelligenti ed adeguate.
Lo ricordo perché anch’io ero entrato a far parte di quella Giunta con l’impegnativa delega dell’agricoltura.
Quella fu per me un’ esperienza di fondamentale importanza.
Fu una occasione per consolidare i nostri rapporti di amicizia, ma anche una formidabile palestra di formazione umana, politica ed amministrativa.
Io mi sentivo impreparato per quel compito gravoso e, per questo, avevo all’inizio resistito ad assumere l’incarico di assessore all’agricoltura.
Lui insistette e successivamente forse anche per questo aveva riposto piena fiducia nella mia conduzione di un settore importante come l’agricoltura calabrese. Ricordo che incoraggiava tutti ad andare avanti, ad assumere decisioni quando si ritenevano giuste le soluzioni da perseguire.
Era dotato di un grande fiuto politico che gli consentiva di intravedere ed indicare la direzione giusta prima di altri e molto prima che si verificassero gli eventi.
Emanò, solo per ricordare qualche provvedimento assunto in quella fase, 29 ordinanze di demolizione di edifici abusivi (poi sospese dal Tar), licenziò i 700 forestali assunti illegalmente e, cosa ancor più importante, fece tremare la burocrazia regionale, mettendola per la prima volta in riga.
Ricordo che in quegli anni egli amava ripetere spesso questa frase: “Il vero riformista non deve avere mai paura degli interessi che gridano. Più incisiva è l’azione riformatrice, più gli interessi alzano la voce e si ribellano”.
Conclusa l’esperienza regionale, la vicenda umana e politica di Cecchino non finisce quì.
Il suo impegno prosegue nella sua Rende e nel Consiglio Provinciale di Cosenza.
E proprio in questo momento, quando pensa di potersi definitivamente godere una vita tranquilla e colma di soddisfazioni, il destino gli riserva quella che sicuramente è stata la prova più difficile della sua esistenza.
E’ il 29 maggio del 2004. Un giorno importante per la sua città.
Suo figlio Sandro, in quel momento sindaco di Rende, stava per inaugurare una nuova chiesa dedicata a San Carlo Borromeo.
Cecchino, che amava salutare tutti e a tutti rivolgere una parola, un gesto di amicizia ed esserne affettuosamente ricambiato, quel pomeriggio si trovò improvvisamente in una piazza gremita di gente sconvolta, impaurita e stranamente silenziosa.
Nessuno, però, osava spiegargli il motivo di tanto silenzio..
Seguirono ore e giorni di angoscia e di speranza.
Ricordo in quei giorni il suo impegno per proseguire la campagna elettorale.
Come un leone ferito, con una lucidità impressionante ed una forte determinazione, mise in campo tutto se stesso, proprio in risposta a quanti, anche in quelle ore difficili, non risparmiavano atti di sciacallaggio e si apprestavano a dare un colpo nella sua città ad una storia alta, della quale era fiero ed orgoglioso e che rappresentava come l’intreccio con la sua stessa esistenza.
Ricordo in quei giorni difficili le sue telefonate e le decine di iniziative e di incontri a cui volle che partecipassi insieme a lui.
Ricordo, in particolare, la manifestazione di chiusura di quella difficile campagna elettorale in Piazza degli Eroi, nel centro storico di Rende.
Ricordo la sua sofferenza, ma anche la sua determinazione e passione con la quale svolse il comizio di chiusura.
Erano ore e giorni di angoscia e speranza.
Poi, per fortuna, tutto andò per il meglio, ma quella fu una delle ferite più grandi che Cecchino avrebbe portato sempre con sé.
Il resto è storia dei nostri giorni.
Cinque anni alla Presidenza del Consiglio Provinciale con la Giunta Acri, quattro con la Giunta presieduta dal sottoscritto.
In questi anni Cecchino è stato per me un amico, un fratello maggiore, un padre e un maestro.
Con lui se ne è andato un pezzo di storia della politica italiana e del socialismo.
Novant’anni all’anagrafe ma, come aveva ricordato egli stesso durante la festa di compleanno organizzata nel maggio scorso qui, in Provincia, 107 anni di vita nelle istituzioni, considerati i doppi incarichi in Parlamento, Governo ed Enti locali calabresi.
Una vita vissuta sempre da protagonista, mai da comprimario, senza rimpianti perché interamente dedicata al riscatto della sua gente e della sua terra.
Ha presieduto il Consiglio Provinciale con mano ferma, sempre con grande dignità e autorevolezza, venerando e difendendo con tutto se stesso la sacralità delle istituzioni.
Socialista da sempre, riformista nella mente e nel cuore, ha vissuto fino all'ultimo momento della sua vita in trincea.
Il venerdì, prima che all’indomani si ricoverasse in ospedale, era passato dal mio ufficio.
Lo faceva sempre, quasi tutti i giorni.
Era contento ed orgoglioso del ruolo che la Provincia aveva saputo conquistare ed affermare nel corso di questi anni.
Quel venerdì era venuto da me per informarmi del calendario dei lavori del Consiglio Provinciale stabilito nella Conferenza dei Capigruppo per esaminare ed adottare il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, uno strumento di pianificazione che riteneva particolarmente importante e del quale condivideva i contenuti.
Nei giorni precedenti, infatti, aveva lui stesso convocato una riunione con i tecnici redattori del Ptcp.
Aveva dato consigli e suggerimenti importanti.
Fino all’ultimo è stato in trincea da protagonista, con il suo carattere difficile, ma con una grande umanità.
Era un uomo orgoglioso della sua storia.
“Il socialismo non morirà mai -affermava- fino a quando nel mondo ci saranno ingiustizie e sofferenze”.
La sinistra, quella dei nostri giorni, non gli piaceva. Non lo convincevano i mille distinguo, le fibrillazioni continue, le lotte intestine e gli eccessivi trasversalismi.
“Troppe parole e pochi fatti. Se ci si continua a dividere e a perdere tempo, si fa solo un favore alla Destra”-commentava spesso amareggiato.
La storia, i cittadini della provincia di Cosenza e della Calabria oggi commemorano la sua scomparsa, ma non lo dimenticheranno mai.
Non dimenticheranno la sua lunga ed onorata storia politica, il suo impegno come Sindaco, Deputato, uomo di governo, Presidente della Regione e Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza.
La sua lunga e fervida attività a favore di questa terra è stata l'esempio tangibile di come anche in una regione complessa e difficile come la nostra sia possibile amministrare e fare politica a testa alta, con coerenza e determinazione e, per questo, essere amati e stimati dalla gente.
Con la sua splendida lezione politica e umana, Cecchino ci ha insegnato che un altro modo di servire la nostra terra è possibile, che anche in Calabria si può costruire progresso e sviluppo rispettando le regole ed essere dalla parte dei cittadini onesti, dei giovani, dei lavoratori e conquistare la loro fiducia con il coraggio delle scelte, l’intelligenza politica, la grande forza d’animo.
La sua sarà una lezione che rimarrà per sempre impressa nei cuori e nelle coscienze dei democratici calabresi di ogni colore o appartenenza politica.
E’ per questo che, nelle prossime settimane, organizzeremo una iniziativa per dedicare alla sua memoria, alla memoria di Francesco Principe, Presidente del Consiglio Provinciale di Cosenza, uno degli spazi di questo antico e prestigioso palazzo che abbiamo recuperato e del quale egli era particolarmente fiero ed orgoglioso.
Caro Cecchino, amico e compagno di tante battaglie, sentiremo molto la tua mancanza.
Il Consiglio Provinciale e gli uomini e le donne di questa provincia e della Calabria ti ringraziano per quanto hai fatto per questa terra.
Cosenza, 9 dicembre 2008




Creazione:
Luigi Oliva - 12/09/2008 07:34 PM
Ultima modifica:
Luigi Oliva - 12/09/2008 07:39 PM